“La legge reca principi in materia di ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione di sistemi e di modelli di intelligenza artificiale. Promuove un utilizzo corretto, trasparente e responsabile, in una dimensione antropocentrica, dell’intelligenza artificiale, volto a coglierne le opportunità. Garantisce la vigilanza sui rischi economici e sociali e sull’impatto sui diritti fondamentali dell’intelligenza artificiale. Le disposizioni della presente legge si interpretano e si applicano conformemente al regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024.”
Così inizia la legge adottata dal Parlamento italiano il 23 settembre del 2025 sull’intelligenza artificiale, si tratta di una legge quadro che va a intervenire su diversi settori come sanità, lavoro, pubblica amministrazione e giustizia, formazione e sport. L’obiettivo è di accelerare competitività e adozione nell’ordinamento italiano, viene, infatti previsto un programma di investimenti da un miliardo di euro per start up e PMI.
Come interviene nel mondo del lavoro?
La disciplina dettata dal legislatore italiano è volta a migliorare le condizioni di lavoro, tutelare l’integrità psicofisica dei lavoratori, accrescere la qualità delle prestazioni lavorative e la produttività delle persone in contro tendenza con il timore diffuso di perdita di lavoro e abbassamento della qualità del lavoro come conseguenza dell’adozione di una tecnologia intelligente. Su questa linea, viene istituito un’ Osservatorio nazionale sull’IA nel lavoro, presso il Ministero del Lavoro, il quale svolgerà una funzione di monitoraggio sull’evoluzione dell’IA, sugli impatti in materia di occupazione, oltre a promuovere nuove competenze e tutele dei lavoratori.
Il datore di lavoro, secondo l’articolo 11 della legge, è tenuto a informare il lavoratore dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei casi “di sistemi decisionali o di monitoraggio integralmente automatizzati deputati a fornire indicazioni rilevanti ai fini della assunzione o del conferimento dell’incarico, della gestione o della cessazione del rapporto di lavoro, dell’assegnazione di compiti o mansioni nonché indicazioni incidenti sulla sorveglianza, la valutazione, le prestazioni e l’adempimento delle obbligazioni contrattuali dei lavoratori.” (art 1 -bis, d.lgs. 152/1997)
Intelligenza artificiale e professioni intellettuali?
L’articolo 13 della legge parla chiaro, “L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali è finalizzato al solo esercizio delle attività strumentali e di supporto all’attività professionale e con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione d’opera.” Questa disposizione sicuramente va a colpire avvocati, ingegneri, consulenti e commercialisti che dovranno comunicare al soggetto destinatario della prestazione intellettuale in maniera chiara, semplice ed esaustiva se utilizzano sistemi di AI, oltre a limitarsi ad un utilizzo complementare alla loro professione e non sostitutivo. La responsabilità della decisione finale rimane sempre in capo all’umano e non alla macchina.
Intelligenza artificiale e formazione
A partire dal 2 febbraio 2025, si applica l’articolo 4 del regolamento europeo 1868/2024 in materia di alfabetizzazione AI: tutti coloro che forniscono e utilizzano applicativi di intelligenza artificiale, devono sviluppare un corso di alfabetizzazione, destinato ai dipendenti e collaboratori, che utilizzano tali applicativi.